Ho pensato spesso al senso che può avere la sofferenza.
Il perché Dio la permetta non ci è dato di sapere e rimane un mistero; il perché abbia scelto la croce per il Suo Figlio prediletto anche questo rimane per noi un mistero. Non tutto può avere una spiegazione altrimenti la nostra fede diventerebbe come la matematica.
Sappiamo però che la morte di Cristo così cruenta è stata la più grande manifestazione d’amore nei nostri confronti.
Possiamo allora incominciare a dire che il primo significato della sofferenza è l’amore. Nessuno di noi è esente dal patire quotidiano; la nostra vita è simile a quella di Gesù, con delusioni, angoscia, dolore, incomprensione, solitudine e morte. Certo, la logica di Dio non è la nostra logica . Per noi è assurda, alle volte inconcepibile e alle volte inaccettabile. Vorremmo che l’ amore si esprimesse con i gesti, con le belle parole e non con la sofferenza.
Ma non è così; l’amore si esprime meglio nel dolore e quando non riusciamo a dargli questo significato il nostro patire diventa disperazione, la più nera.
Non a caso l’unico modo per far capire il nostro amore agli altri è quello di soffrire con loro e per loro. Ecco allora che incominciamo a capire il vero senso della morte in croce di Gesù; è stato l’unico mezzo possibile e credibile per dimostrarci tutto il suo amore.
Incominciamo anche a capire che quando riusciamo a offrire le nostre sofferenze come dimostrazione d’amore per Lui allora diventiamo credibili ai Suoi occhi.
Dolore quindi come mezzo e opportunità unici e imperdibili per dire tutto il nostro amore non a parole o a gesti, ma concretamente. Esso ci unisce sempre di più a Cristo rendendoci simili a Lui e santificandoci.
Gesù ha sempre manifestato grande predilezione per i miseri, per coloro che soffrono, per gli ultimi; “gli ultimi saranno i primi” ha detto.
Inutile dare alla sofferenza le nostre personali interpretazioni rimuginando e imprecando: “Perché doveva capitare proprio a me?”. Si potrebbe rispondere: “Perché doveva capitare proprio ad un altro?” Oppure imprecando ancora: “ Se Dio ci fosse non permetterebbe questo o quest’altro..ecc. ecc.” In questo modo dimostriamo di non aver capito che la sofferenza è un modo di esprimersi dell’amore.
Certo, come ripeto, Dio è un po’ “strano”! Si manifesta e si esprime nei modi più impensati, imprevedibili e paradossali per noi uomini. E’ così che dal dolore del parto nasce la vita, dalla terra intrisa di letame cresce il cibo, spunta un fiore dai colori stupendi; ed è così che dal dolore nasce l’amore più grande.
Penso che se riuscissimo a capire veramente il senso della sofferenza la affronteremmo con più serenità perché nello spirito della fede sappiamo che essa ci restituirà prima o poi la vera gioia e ancora di più.
Ma…ahimè, tutto questo non è facile da mettere in pratica; qui si parla di eroismo, di perfezione e di santità. Santo non è infatti solo chi muore nel martirio oppure compie opere grandiose e prodigiose; santo è anche chi vive la propria vita semplicemente, nel nascondimento, ma la vive offrendo ogni pena a Gesù per amore.
Non dimentichiamo tuttavia che la sofferenza non va ricercata o inseguita; questo è autolesionismo. Dio ci vuole gioiosi e contenti, sani nel corpo e nella mente, ma il dolore che ci arriva nostro malgrado dovremmo accettarlo per amore.
Ricordiamo infine che S. Paolo ci dice che la gioia che ci attende è così grande e inimmaginabile che il patire odierno sparisce al confronto di ciò che ci aspetta.
Lorenzo