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l'umilta'...questa sconosciuta...
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Ogni giorno prego il Signore affinché mi aiuti ad essere umile. Eppure mi ritrovo sempre carente sotto questo aspetto! La ricerca del proprio “io” è l’aspetto predominante della nostra vita e troppe volte passa inosservato ai nostri occhi e al nostro cuore. La superbia, il sentirsi migliore degli altri, è una brutta bestia, inavvertita, subdola e silente. Essa si manifesta in mille modi che quasi sempre ci sfuggono; il modo più eclatante e visibile è quello di vantarsi oltre misura, di voler primeggiare a tutti i costi prevaricando gli altri. Ma ci sono altri modi che si insinuano nella nostra vita senza che noi ce ne accorgiamo; eccone alcuni:
Eppure l’umiltà è la qualità essenziale del buon cristiano; essa si accompagna sempre alla carità; non può esserci umiltà dove non c’è la carità e viceversa. Dovremmo prendere esempio dal grande apostolo S. Paolo il quale in più occasioni ha ribadito in maniera forte il concetto di umiltà. Se andiamo a leggere il suo “inno alla carità” ci rendiamo subito conto dell’importanza che riveste questa virtù per l’apostolo. Questo inno ci presenta nella maniera più chiara ed inequivocabile il volto del vero cristiano che è in definitiva il volto di Gesù al quale dobbiamo somigliare il più possibile in tutto e per tutto. Anche S. Paolo ha avuto filo da torcere per combattere il suo “insuperbirsi” dovuto al fatto di essere strumento scelto da Gesù per diffondere il vangelo; per questo ringrazia i suoi persecutori, coloro che lo contestano perché così facendo lo aiutano a ridimensionarsi, a rientrare nello spirito di carità. Dicevo strumento eletto, parole da lui stesso pronunciate. “Strumento” deriva dal greco e vuol dire contenitore e più esattamente vaso. Questo vaso contiene la parola di Dio che lui va predicando, ma appunto essendo vaso, è fragile e debole. “Eletto” da intendere non come prediletto rispetto agli altri, come preferito, ma semplicemente amato come amati siamo tutti noi. Questo è il concetto vero. Dio non si è servito solo di S. Paolo o di altri come lui, ma si è servito e si serve quotidianamente di tutti noi come “strumenti eletti”. La vera carità, la vera umiltà sono ben rappresentate da questa fragilità che tutti dobbiamo riconoscerci; essa ci rende veramente forti e degni di essere amati da Dio. La potenza di Gesù si è infatti manifestata non soltanto attraverso la Sua divinità, ma anche e soprattutto attraverso la Sua debolezza, la croce per intenderci, che si tramuta in gloria e in potenza. Bellissima anche l’espressione di S. Giovanni: “Dio ci ama non nonostante la nostra debolezza, ma attraverso la nostra debolezza”. Un’ultima considerazione: l ’essere umili non deve essere una continua auto accusa , un’autocommiserazione: “sono un incapace”, “non valgo niente”, “sbaglio sempre”, “non ho nessun pregio, nessuna qualità” ecc. Questa sarebbe la cosiddetta “umiltà pelosa”. Dobbiamo invece sempre riconoscere le nostre doti e le nostre qualità, ma non come frutto della nostra capacità, al contrario come dono ricevuto da far fruttare al massimo e del quale dovremo rendere conto. Lorenzo 1 Corinzi 13: l'Inno alla Carità [1] Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna. [2] E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla. [3] E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova. [4] La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, [5] non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, [6] non gode dell'ingiustizia, ma si compiace della verità. [7] Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. [8] La carità non avrà mai fine. |
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Per informazioni: info@parrocchiadimorbegno.org
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